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Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Ah quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! (INFERNO - CANTO PRIMO vv. 1 e segg.) Vero è che 'n su la proda mi trovai della valle d'abisso dolorosa che truono accoglie d'infiniti guai. Oscura e profonda era e nebulosa, tanto che, per ficcar lo viso a fondo, io non vi discernea alcuna cosa. (INFERNO - CANTO QUARTO vv. 7 e segg.) per ch'io dissi: "Maestro, esti tormenti crescerann'ei dopo la gran sentenza, o fier minori, o saran sí cocenti?" Ed elli a me: "Ritorna a tua scïenza, che vuol, quanto la cosa è piú perfetta, piú senta il bene, e cosí la doglienza. (INFERNO - CANTO SESTO vv. 103 e segg.) non averebbe in te la man distesa; ma la cosa incredibile mi fece indurlo ad ovra ch'a me stesso pesa. Ma dilli chi tu fosti, sí che 'n vece d'alcun'ammenda tua fama rinfreschi nel mondo su, dove tornar li lece". (INFERNO - CANTO DECIMOTERZO vv. 49 e segg.) Tra tutto l'altro ch'i' t'ho dimostrato, poscia che noi entrammo per la porta lo cui sogliare a nessuno è negato, cosa non fu dalli tuoi occhi scorta notabile come 'l presente rio, che sovra sé tutte fiammelle ammorta Una montagna v'è che già fu lieta d'acqua e di fronde, che si chiamò Ida: or è diserta come cosa vieta. Rea la scelse già per cuna fida del suo figliuolo, e per celarlo meglio, quando piangea, vi facea far le grida. (INFERNO - CANTO DECIMOQUARTO vv. 97 e segg.) non se' ancor per tutto il cerchio vòlto: per che, se cosa n'apparisce nova, non de' addur maraviglia al tuo volto". E io ancor: "Maestro, ove si trova Flegetonta e Letè? ché dell'un taci, e l'altro di' che si fa d'esta piova". (INFERNO - CANTO DECIMOQUARTO vv. 127 e segg.) qui si nuota altrimenti che nel Serchio! Però, se tu non vuo' di nostri graffi, non far sopra la pegola soverchio". Poi l'addentar con piú di cento raffi, disser: "Coverto convien che qui balli, sí che, se puoi, nascosamente accaffi". (INFERNO - CANTO VENTESIMOPRIMO vv. 49 e segg.) Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio quando drizzo la mente a ciò ch'io vidi, e piú lo 'ngegno affreno ch'i' non soglio, perché non corra che virtú nol guidi; sí che, se stella bona o miglior cosa m'ha dato 'l ben, ch'io stessi nol m'invidi. (INFERNO - CANTO VENTESIMOSESTO vv. 19 e segg.) Quante il villan ch'al poggio si riposa, nel tempo che colui che 'l mondo schiara la faccia sua a noi tien meno ascosa, come la mosca cede a la zanzara, vede lucciole giú per la vallea, forse colà dov'e' vendemmia ed ara; (INFERNO - CANTO VENTESIMOSESTO vv. 25 e segg.) E un ch'avea l'una e l'altra man mozza, levando i moncherin per l'aura fosca, sí che 'l sangue facea la faccia sozza, gridò: "Ricordera' ti anche del Mosca, che dissi, lasso!, 'Capo ha cosa fatta', che fu 'l mal seme per la gente tosca". (INFERNO - CANTO VENTESIMOTTAVO vv. 103 e segg.) E io li aggiunsi: "E morte di tua schiatta"; per ch'elli, accumulando duol con duolo, sen gío come persona trista e matta. Ma io rimasi a riguardar lo stuolo, e vidi cosa, ch'io avrei paura, sanza piú prova, di contarla solo; (INFERNO - CANTO VENTESIMOTTAVO vv. 109 e segg.) se cosa appare ond'elli abbian paura, subitamente lasciano star l'esca, perch'assaliti son da maggior cura; cosí vid'io quella masnada fresca lasciar lo canto, e gire inver la costa, com'uom che va, né sa dove rïesca: (PURGATORIO - CANTO SECONDO vv. 127 e segg.) E però, quando s'ode cosa o vede che tegna forte a sé l'anima volta, vassene il tempo e l'uom non se n'avvede; ch'altra potenza è quella che l'ascolta, e altra è quella c'ha l'anima intera: questa è quasi legata, e quella è sciolta. (PURGATORIO - CANTO QUARTO vv. 7 e segg.) sí che, pentendo e perdonando, fora di vita uscimmo a Dio pacificati, che del disio di sé veder n'accora". E io: "Perché ne' vostri visi guati, non riconosco alcun; ma s'a voi piace cosa ch'io possa, spiriti ben nati, (PURGATORIO - CANTO QUINTO vv. 55 e segg.) Venimmo a lei: o anima lombarda, come ti stavi altera e disdegnosa e nel mover delli occhi onesta e tarda! Ella non ci dicea alcuna cosa, ma lasciavane gir, solo sguardando a guisa di leon quando si posa. (PURGATORIO - CANTO SESTO vv. 61 e segg.) Io son Virgilio; e per null'altro rio lo ciel perdei che per non aver fè". Cosí rispuose allora il duca mio. Qual è colui che cosa innanzi a sé subita vede ond'e' si maraviglia, che crede e non, dicendo 'Ella è... non è...', (PURGATORIO - CANTO SETTIMO vv. 7 e segg.) non però ch'altra cosa desse briga che la notturna tenebra ad ir suso: quella col non poder la voglia intriga. Ben si poría con lei tornare in giuso e passeggiar la costa intorno errando, mentre che l'orizzonte il dí tien chiuso". (PURGATORIO - CANTO SETTIMO vv. 55 e segg.) Ond'elli: "Or ti conforta; ch'ei convene ch'i' solva il mio dovere anzi ch'i' mova: giustizia vuole e pietà mi ritene". Colui che mai non vide cosa nova produsse esto visibile parlare, novello a noi perché qui non si trova. (PURGATORIO - CANTO DECIMO vv. 91 e segg.) Già montavam su per li scaglion santi, ed esser mi parea troppo piú leve che per lo pian non mi parea davanti. Ond'io: "Maestro, di', qual cosa greve levata s'è da me, che nulla quasi per me fatica, andando, si riceve?" (PURGATORIO - CANTO DECIMOSECONDO vv. 115 e segg.) Allor fec'io come color che vanno con cosa in capo non da lor saputa, se non che cenni altrui sospecciar fanno; per che la mano ad accertar s'aiuta, e cerca e truova e quello officio adempie che non si può fornir per la veduta; (PURGATORIO - CANTO DECIMOSECONDO vv. 127 e segg.) Oh, questa è a udir sí cosa nova onde vieni e chi se'; ché tu ne fai tanto maravigliar della tua grazia, quanto vuol cosa che non fu piú mai". E io: "Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona, e cento miglia di corso nol sazia. (PURGATORIO - CANTO DECIMOQUARTO vv. 13 e segg.) che l'occhio stare aperto non sofferse; onde la scorta mia saputa e fida mi s'accostò e l'omero m'offerse. Sí come cieco va dietro a sua guida per non smarrirsi e per non dar di cozzo in cosa che 'l molesti, o forse ancida, (PURGATORIO - CANTO DECIMOSESTO vv. 7 e segg.) Dell'empiezza di lei che mutò forma nell'uccel ch'a cantar piú si diletta, nell'imagine mia apparve l'orma: e qui fu la mia mente sí ristretta dentro da sé, che di fuor non venía cosa che fosse allor da lei recetta. (PURGATORIO - CANTO DECIMOSETTIMO vv. 19 e segg.) E io attesi un poco, s'io udissi alcuna cosa nel novo girone; poi mi volsi al maestro mio, e dissi: "Dolce mio padre, di', quale offensione si purga qui nel giro dove semo? Se i piè si stanno, non stea tuo sermone". (PURGATORIO - CANTO DECIMOSETTIMO vv. 79 e segg.) L'animo, ch'è creato ad amar presto, ad ogni cosa è mobile che piace, tosto che dal piacere in atto è desto. Vostra apprensiva da esser verace tragge intenzione, e dentro a voi la spiega, sí che l'animo ad essa volger face; (PURGATORIO - CANTO DECIMOTTAVO vv. 19 e segg.) cosí l'animo preso entra in disire, ch'è moto spiritale, e mai non posa fin che la cosa amata il fa gioire. Or ti puote apparer quant'è nascosa la veritate alla gente ch'avvera ciascun amore in sé laudabil cosa, (PURGATORIO - CANTO DECIMOTTAVO vv. 31 e segg.) dicendo: "Spirto in cui pianger matura quel sanza 'l quale a Dio tornar non pòssi, sosta un poco per me tua maggior cura. Chi fosti e perché volti avete i dossi al su, mi di', e se vuo' ch'io t'impetri cosa di là ond'io vivendo mossi". (PURGATORIO - CANTO DECIMONONO vv. 91 e segg.) Veggio il novo Pilato sí crudele, che ciò nol sazia, ma sanza decreto porta nel Tempio le cupide vele. O Segnor mio, quando sarò io lieto a veder la vendetta che, nascosa, fa dolce l'ira tua nel tuo secreto? (PURGATORIO - CANTO VENTESIMO vv. 91 e segg.) quand'io senti', come cosa che cada, tremar lo monte; onde mi prese un gelo qual prender suol colui ch'a morte vada: certo non si scotea sí forte Delo, pria che Latona in lei facesse 'l nido a parturir li due occhi del cielo. (PURGATORIO - CANTO VENTESIMO vv. 127 e segg.) Nulla ignoranza mai con tanta guerra mi fe' disideroso di sapere, se la memoria mia in ciò non erra, quanta paríemi allor, pensando, avere; né per la fretta dimandare er'oso, né per me lí potea cosa vedere: (PURGATORIO - CANTO VENTESIMO vv. 145 e segg.) Sí mi diè, dimandando, per la cruna del mio disio, che pur con la speranza si fece la mia sete men digiuna. Quei cominciò: "Cosa non è che sanza ordine senta la religione della montagna, o che sia fuor d'usanza. (PURGATORIO - CANTO VENTESIMOPRIMO vv. 37 e segg.) Ed ei surgendo: "Or puoi la quantitate comprender dell'amor ch'a te mi scalda, quand'io dismento nostra vanitate, trattando l'ombre come cosa salda". (PURGATORIO - CANTO VENTESIMOPRIMO vv. 133 e segg.) e là m'apparve, sí com'elli appare subitamente cosa che disvia per maraviglia tutto altro pensare, una donna soletta che si gía cantando e scegliendo fior da fiore ond'era pinta tutta la sua via. (PURGATORIO - CANTO VENTESIMOTTAVO vv. 37 e segg.) Ma perché 'l balenar, come vien, resta, e quel, durando, piú e piú splendeva, nel mio pensar dicea: "Che cosa è questa?" E una melodia dolce correva per l'aere luminoso; onde buon zelo mi fe' riprender l'ardimento d'Eva, (PURGATORIO - CANTO VENTESIMONONO vv. 19 e segg.) Mai non t'appresentò natura o arte piacer, quanto le belle membra in ch'io rinchiusa fui, e sono in terra sparte; e se 'l sommo piacer sí ti fallío per la mia morte, qual cosa mortale dovea poi trarre te nel suo disio? (PURGATORIO - CANTO TRENTESIMOPRIMO vv. 49 e segg.) Come in lo specchio sol, non altrimenti la doppia fiera dentro vi raggiava, or con altri, or con altri reggimenti. Pensa, lettor, s'io mi maravigliava, quando vedea la cosa in sé star queta, e nell'idolo suo si trasmutava. (PURGATORIO - CANTO TRENTESIMOPRIMO vv. 121 e segg.) giunto mi vidi ove mirabil cosa mi torse il viso a sé; e però quella cui non potea mia cura essere ascosa, volta ver me, sí lieta come bella, "Drizza la mente in Dio grata" mi disse, "che n'ha congiunti con la prima stella". (PARADISO - CANTO SECONDO vv. 25 e segg.) Cosí parlommi, e poi cominciò 'Ave, Maria' cantando, e cantando vanío come per acqua cupa cosa grave. La vista mia, che tanto la seguío quanto possibil fu, poi che la perse, volsesi al segno di maggior disio, (PARADISO - CANTO TERZO vv. 121 e segg.) Io veggio ben sí come già resplende nell'intelletto tuo l'etterna luce, che, vista, sola e sempre amore accende; e s'altra cosa vostro amor seduce, non è se non di quella alcun vestigio, mal conosciuto, che quivi traluce. (PARADISO - CANTO QUINTO vv. 7 e segg.) Ma non trasmuti carco alla sua spalla per suo arbitrio alcun, sanza la volta e della chiave bianca e della gialla; e ogni permutanza credi stolta, se la cosa dimessa in la sorpresa come 'l quattro nel sei non è raccolta. (PARADISO - CANTO QUINTO vv. 55 e segg.) Però qualunque cosa tanto pesa per suo valor che tragga ogni bilancia, sodisfar non si può con altra spesa. Non prendan li mortali il voto a ciancia: siate fedeli, e a ciò far non bieci, come Ieptè alla sua prima mancia; (PARADISO - CANTO QUINTO vv. 61 e segg.) Piú l'è conforme, e però piú le piace; ché l'ardor santo ch'ogni cosa raggia, nella piú somigliante è piú vivace. Di tutte queste dote s'avvantaggia l'umana creatura; e s'una manca, di sua nobilità convien che caggia. (PARADISO - CANTO SETTIMO vv. 73 e segg.) per che quantunque quest'arco saetta disposto cade a proveduto fine, sí come cosa in suo segno diretta. Se ciò non fosse, il ciel che tu cammine producerebbe sí li suoi effetti, che non sarebbero arti, ma ruine; (PARADISO - CANTO OTTAVO vv. 103 e segg.) E già la vita di quel lume santo rivolta s'era al Sol che la riempie come quel ben ch'a ogni cosa è tanto. Ahi anime ingannate e fatture empie, che da sí fatto ben torcete i cori, drizzando in vanità le vostre tempie! (PARADISO - CANTO NONO vv. 7 e segg.) L'altra letizia, che m'era già nota per cara cosa, mi si fece in vista qual fin balasso in che lo sol percuota. Per letiziar là su fulgor s'acquista, sí come riso qui; ma giú s'abbuia l'ombra di fuor come la mente è trista. (PARADISO - CANTO NONO vv. 67 e segg.) Io m'innamorava tanto quinci, che 'nfino a lí non fu alcuna cosa che mi legasse con sí dolci vinci. Forse la mia parola par troppo osa, posponendo il piacer delli occhi belli ne' quai mirando, mio disio ha posa; (PARADISO - CANTO DECIMOQUARTO vv. 127 e segg.) Come saranno a' giusti preghi sorde quelle sustanze che, per darmi voglia ch'io le pregassi, a tacer fur concorde? Bene è che sanza termine si doglia chi, per amor di cosa che non duri etternalmente, quello amor si spoglia. (PARADISO - CANTO DECIMOQUINTO vv. 7 e segg.) E quando l'arco dell'ardente affetto fu sí sfogato, che 'l parlar discese inver lo segno del nostro intelletto, la prima cosa che per me s'intese, "Benedetto sia tu" fu "trino e uno, che nel mio seme se' tanto cortese!" (PARADISO - CANTO DECIMOQUINTO vv. 43 e segg.) O poca nostra nobiltà di sangue, se glorïar di te la gente fai qua giú dove l'affetto nostro langue, mirabil cosa non mi sarà mai; ché là dove appetito non si torce, dico nel cielo, io me ne gloriai. (PARADISO - CANTO DECIMOSESTO vv. 1 e segg.) Se tu riguardi Luni e Urbisaglia come sono ite, e come se ne vanno di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, udir come le schiatte si disfanno non ti parrà nova cosa né forte, poscia che le cittadi termine hanno. (PARADISO - CANTO DECIMOSESTO vv. 73 e segg.) per che non dee parer mirabil cosa ciò ch'io dirò delli alti Fiorentini onde è la fama nel tempo nascosa. Io vidi li Ughi, e vidi i Catellini, Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi, già nel calare, illustri cittadini; (PARADISO - CANTO DECIMOSESTO vv. 85 e segg.) Già era il Caponsacco nel mercato disceso giú da Fiesole, e già era buon cittadino Giuda ed Infangato. Io dirò cosa incredibile e vera: nel picciol cerchio s'entrava per porta che si nomava da quei della Pera. (PARADISO - CANTO DECIMOSESTO vv. 121 e segg.) Tu lascerai ogni cosa diletta piú caramente; e questo è quello strale che l'arco dello essilio pria saetta. Tu proverai sí come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e 'l salir per l'altrui scale. (PARADISO - CANTO DECIMOSETTIMO vv. 55 e segg.) che l'animo di quel ch'ode, non posa né ferma fede per essemplo ch'aia la sua radice incognita ed ascosa, né per altro argomento che non paia". (PARADISO - CANTO DECIMOSETTIMO vv. 139 e segg.) Quale allodetta che 'n aere si spazia prima cantando, e poi tace contenta dell'ultima dolcezza che la sazia, tal mi sembiò l'imago della 'mprenta dell'etterno piacere, al cui disio ciascuna cosa qual ell'è diventa. (PARADISO - CANTO VENTESIMO vv. 73 e segg.) Fai come quei che la cosa per nome apprende ben, ma la sua quiditate veder non può se altri non la prome. Regnum coelorum vïolenza pate da caldo amore e da viva speranza, che vince la divina volontate; (PARADISO - CANTO VENTESIMO vv. 91 e segg.) tenta costui di punti lievi e gravi, come ti piace, intorno della fede, per la qual tu su per lo mare andavi. S'elli ama bene e bene spera e crede, non t'è occulto perché 'l viso hai quivi dov'ogni cosa dipinta si vede; (PARADISO - CANTO VENTESIMOQUARTO vv. 37 e segg.) tal mi fec'io a quell'ultimo foco mentre che detto fu: "Perché t'abbagli per veder cosa che qui non ha loco? In terra terra è 'l mio corpo, e saràgli tanto con li altri, che 'l numero nostro con l'etterno proposito s'agguagli. (PARADISO - CANTO VENTESIMOQUINTO vv. 121 e segg.) Indi spirò: "Sanz'essermi proferta da te, la voglia tua discerno meglio che tu qualunque cosa t'è piú certa; perch'io la veggio nel verace speglio che fa di sé pareglio all'altre cose, e nulla face lui di sé pareglio. (PARADISO - CANTO VENTESIMOSESTO vv. 103 e segg.)
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Indice dei canti
Sinonimi
cosa ch'io possa, spiriti ben nati, cosa che fosse allor da lei recetta. cosa di là ond'io vivendo mossi». cosa non fu dalli tuoi occhi scorta cosce coscia coscienza coscïenza cose cose che torríen fede al mio sermone».
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