Crea sito

 

I Promessi Sposi - fede

Taluni per˛ di que' fatti, certi costumi descritti dal nostro autore, c'eran sembrati cosÝ nuovi, cosÝ strani, per non dir peggio, che, prima di prestargli fede, abbiam voluto interrogare altri testimoni; e ci siam messi a frugar nelle memorie di quel tempo, per chiarirci se veramente il mondo camminasse allora a quel modo.
(Introduzione)


E, all'occorrenza, citeremo alcuna di quelle testimonianze, per procacciar fede alle cose, alle quali, per la loro stranezza, il lettore sarebbe pi˙ tentato di negarla.
(Introduzione)
Le leggi anzi diluviavano; i delitti erano enumerati, e particolareggiati, con minuta prolissitÓ; le pene, pazzamente esorbitanti e, se non basta, aumentabili, quasi per ogni caso, ad arbitrio del legislatore stesso e di cento esecutori; le procedure, studiate soltanto a liberare il giudice da ogni cosa che potesse essergli d'impedimento a proferire una condanna: gli squarci che abbiam riportati delle gride contro i bravi, ne sono un piccolo, ma fedel saggio.
(Capitolo 1)
Era Perpetua, come ognun se n'avvede, la serva di don Abbondio: serva affezionata e fedele, che sapeva ubbidire e comandare, secondo l'occasione, tollerare a tempo il brontolÝo e le fantasticaggini del padrone, e fargli a tempo tollerar le proprie, che divenivan di giorno in giorno pi˙ frequenti, da che aveva passata l'etÓ sinodale dei quaranta, rimanendo celibe, per aver rifiutati tutti i partiti che le si erano offerti, come diceva lei, o per non aver mai trovato un cane che la volesse, come dicevan le sue amiche.
(Capitolo 1)
- Ah Lucia! e poi? Non siamo ancora marito e moglie! Il curato vorrÓ farci la fede di stato libero? Un uomo come quello? Se fossimo maritati, oh allora...!
(Capitolo 3)
- Se non avete fede in me, non facciam niente.
(Capitolo 3)
Finora abbiamo operato sinceramente: tiriamo avanti con fede, e Dio ci aiuterÓ: il padre Cristoforo l'ha detto.
(Capitolo 6)
Fede, coraggio; e addio.
(Capitolo 7)
- L'Ŕ dura, - rispose il Griso, restando con un piede sul primo scalino, - l'Ŕ dura di ricever de' rimproveri, dopo aver lavorato fedelmente, e cercato di fare il proprio dovere, e arrischiata anche la pelle.
(Capitolo 11)
Fece dunque chiamar subito quel suo fedele, gli mise in mano i quattro scudi, lo lod˛ di nuovo dell'abilitÓ con cui gli aveva guadagnati, e gli diede l'ordine che aveva premeditato.
(Capitolo 11)
Fece come una donna stata giovine, che pensasse di ringiovinire, alterando la sua fede di battesimo.
(Capitolo 12)
cosÝ Ŕ, voglio dire: il re nostro signore non vuole che codesti fedelissimi vassalli patiscan la fame.
(Capitolo 13)
Viva il re, e i buoni milanesi, suoi fedelissimi vassalli! Sta fresco, sta fresco.
(Capitolo 13)
Ma qui vedo un'insegna d'osteria; e, in fede mia, non ho voglia d'andar pi˙ lontano.
(Capitolo 14)
Qui Ŕ necessario tutto l'amore, che portiamo alla veritÓ, per farci proseguire fedelmente un racconto di cosÝ poco onore a un personaggio tanto principale, si potrebbe quasi dire al primo uomo della nostra storia.
(Capitolo 14)
Non mi darei pace, se fossi cagione di farle pensare che Rodrigo non abbia tutta quella fede in lei, tutta quella sommissione che deve avere.
(Capitolo 18)
Francesco Rivola, nella vita del cardinal Federigo Borromeo, dovendo parlar di quell'uomo, lo chiama " un signore altrettanto potente per ricchezze, quanto nobile per nascita ", e fermi lÝ.
(Capitolo 19)
Si strinse il pi˙ che potÚ, nel canto della carrozza, mise le braccia in croce sul petto, e preg˛ qualche tempo con la mente; poi, tirata fuori la corona, cominci˛ a dire il rosario, con pi˙ fede e con pi˙ affetto che non avesse ancor fatto in vita sua.
(Capitolo 20)
Poco dopo, il bravo venne a riferire che, il giorno avanti, il cardinal Federigo Borromeo, arcivescovo di Milano, era arrivato a ***, e ci starebbe tutto quel giorno; e che la nuova sparsa la sera di quest'arrivo ne' paesi d'intorno aveva invogliati tutti d'andare a veder quell'uomo; e si scampanava pi˙ per allegria, che per avvertir la gente.
(Capitolo 22)
Dal solo accorrere de' valligiani, e anche di gente pi˙ lontana, a quel paese, questo non si potrebbe argomentare; giacchÚ nelle memorie di quel tempo troviamo che da venti e pi˙ miglia veniva gente in folla, per veder Federigo.
(Capitolo 22)
Federigo Borromeo, nato nel 1564, fu degli uomini rari in qualunque tempo, che abbiano impiegato un ingegno egregio, tutti i mezzi d'una grand'opulenza, tutti i vantaggi d'una condizione privilegiata, un intento continuo, nella ricerca e nell'esercizio del meglio.
(Capitolo 22)
Federigo, non che lasciarsi vincere da que' tentativi, riprese coloro che li facevano; e ci˛ tra la pubertÓ e la giovinezza.
(Capitolo 22)
Che, vivente il cardinal Carlo, maggior di lui di ventisei anni, davanti a quella presenza grave, solenne, ch'esprimeva cosÝ al vivo la santitÓ, e ne rammentava le opere, e alla quale, se ce ne fosse stato bisogno, avrebbe aggiunto autoritÓ ogni momento l'ossequio manifesto e spontaneo de' circostanti, quali e quanti si fossero, Federigo fanciullo e giovinetto cercasse di conformarsi al contegno e al pensare d'un tal superiore, non Ŕ certamente da farsene maraviglia; ma Ŕ bensÝ cosa molto notabile che, dopo la morte di lui, nessuno si sia potuto accorgere che a Federigo, allor di vent'anni, fosse mancata una guida e un censore.
(Capitolo 22)
In Federigo arcivescovo apparve uno studio singolare e continuo di non prender per sÚ, delle ricchezze, del tempo, delle cure, di tutto se stesso in somma, se non quanto fosse strettamente necessario.
(Capitolo 22)
Cure, che potrebbero forse indur concetto d'una virt˙ gretta, misera, angustiosa, d'una mente impaniata nelle minuzie, e incapace di disegni elevati; se non fosse in piedi questa biblioteca ambrosiana, che Federigo ide˛ con sÝ animosa lautezza, ed eresse, con tanto dispendio, da' fondamenti; per fornir la quale di libri e di manoscritti, oltre il dono de' giÓ raccolti con grande studio e spesa da lui, spedÝ otto uomini, de' pi˙ colti ed esperti che potÚ avere, a farne incetta, per l'Italia, per la Francia, per la Spagna, per la Germania, per le Fiandre, nella Grecia, al Libano, a Gerusalemme.
(Capitolo 22)
E in una storia dell'ambrosiana, scritta (col costrutto e con l'eleganze comuni del secolo) da un Pierpaolo Bosca, che vi fu bibliotecario dopo la morte di Federigo, vien notato espressamente, come cosa singolare, che in questa libreria, eretta da un privato, quasi tutta a sue spese, i libri fossero esposti alla vista del pubblico, dati a chiunque li chiedesse, e datogli anche da sedere, e carta, penne e calamaio, per prender gli appunti che gli potessero bisognare; mentre in qualche altra insigne biblioteca pubblica d'Italia, i libri non erano nemmen visibili, ma chiusi in armadi, donde non si levavano se non per gentilezza de' bibliotecari, quando si sentivano di farli vedere un momento; di dare ai concorrenti il comodo di studiare, non se n'aveva neppur l'idea.
(Capitolo 22)
Ma Federigo teneva l'elemosina propriamente detta per un dovere principalissimo; e qui, come nel resto, i suoi fatti furon consentanei all'opinione.
(Capitolo 22)
Avendo risaputo che un nobile usava artifizi e angherie per far monaca una sua figlia, la quale desiderava piuttosto di maritarsi, fece venire il padre; e cavatogli di bocca che il vero motivo di quella vessazione era il non avere quattromila scudi che, secondo lui, sarebbero stati necessari a maritar la figlia convenevolmente, Federigo la dot˛ di quattromila scudi.
(Capitolo 22)
Uno di costoro, una volta che, nella visita d'un paese alpestre e salvatico, Federigo istruiva certi poveri fanciulli, e, tra l'interrogare e l'insegnare, gli andava amorevolmente accarezzando, l'avvertÝ che usasse piu riguardo nel far tante carezze a que' ragazzi, perche eran troppo sudici e stomacosi: come se supponesse, il buon uomo, che Federigo non avesse senso abbastanza per fare una tale scoperta, o non abbastanza perspicacia, per trovar da sÚ quel ripiego cosÝ fino.
(Capitolo 22)
Non solo da' molti conclavi ai quali assistette, riport˛ il concetto di non aver mai aspirato a quel posto cosÝ desiderabile all'ambizione, e cosÝ terribile alla pietÓ; ma una volta che un collega, il quale contava molto, venne a offrirgli il suo voto e quelli della sua fazione (brutta parola, ma era quella che usavano), Federigo rifiut˛ una tal proposta in modo, che quello depose il pensiero, e si rivolse altrove.
(Capitolo 22)
Attento e infaticabile a disporre e a governare, dove riteneva che fosse suo dovere il farlo, sfuggÝ sempre d'impicciarsi negli affari altrui; anzi si scusava a tutto potere dall'ingerirvisi ricercato: discrezione e ritegno non comune, come ognuno sa, negli uomini zelatori del bene, qual era Federigo.
(Capitolo 22)
E infatti, con tant'altri e diversi titoli di lode, Federigo ebbe anche, presso i suoi contemporanei, quello d'uom dotto.
(Capitolo 22)
Il cardinal Federigo, intanto che aspettava l'ora d'andar in chiesa a celebrar gli ufizi divini, stava studiando, com'era solito di fare in tutti i ritagli di tempo; quando entr˛ il cappellano crocifero, con un viso alterato.
(Capitolo 23)
- Oh, che disciplina Ŕ codesta, - interruppe ancora sorridendo Federigo, - che i soldati esortino il generale ad aver paura? - Poi, divenuto serio e pensieroso, riprese: - san Carlo non si sarebbe trovato nel caso di dibattere se dovesse ricevere un tal uomo: sarebbe andato a cercarlo.
(Capitolo 23)
Appena introdotto l'innominato, Federigo gli and˛ incontro, con un volto premuroso e sereno, e con le braccia aperte, come a una persona desiderata, e fece subito cenno al cappellano che uscisse: il quale ubbidÝ.
(Capitolo 23)
La presenza di Federigo era infatti di quelle che annunziano una superioritÓ, e la fanno amare.
(Capitolo 23)
- E che? - riprese, ancor pi˙ affettuosamente, Federigo: - voi avete una buona nuova da darmi, e me la fate tanto sospirare?
(Capitolo 23)
Queste parole furon dette con un accento disperato; ma Federigo, con un tono solenne, come di placida ispirazione, rispose: - cosa pu˛ far Dio di voi? cosa vuol farne? Un segno della sua potenza e della sua bontÓ: vuol cavar da voi una gloria che nessun altro gli potrebbe dare.
(Capitolo 23)
- (l'innominato si scosse, e rimase stupefatto un momento nel sentir quel linguaggio cosÝ insolito, pi˙ stupefatto ancora di non provarne sdegno, anzi quasi un sollievo); - che gloria, - proseguiva Federigo, - ne viene a Dio? Son voci di terrore, son voci d'interesse; voci forse anche di giustizia, ma d'una giustizia cosÝ facile, cosÝ naturale! alcune forse, pur troppo, d'invidia di codesta vostra sciagurata potenza, di codesta, fino ad oggi, deplorabile sicurezza d'animo.
(Capitolo 23)
- Dio grande e buono! - esclam˛ Federigo, alzando gli occhi e le mani al cielo: - che ho mai fatto io, servo inutile, pastore sonnolento, perche Voi mi chiamaste a questo convito di grazia, perche mi faceste degno d'assistere a un sÝ giocondo prodigio! - CosÝ dicendo, stese la mano a prender quella dell'innominato.
(Capitolo 23)
- Lasciate, - disse Federigo, prendendola con amorevole violenza, - lasciate ch'io stringa codesta mano che riparerÓ tanti torti, che spargerÓ tante beneficenze, che solleverÓ tanti afflitti, che si stenderÓ disarmata, pacifica, umile a tanti nemici.
(Capitolo 23)
- Lasciatemi, monsignore; buon Federigo, lasciatemi.
(Capitolo 23)
Le sue lacrime ardenti cadevano sulla porpora incontaminata di Federigo; e le mani incolpevoli di questo stringevano affettuosamente quelle membra, premevano quella casacca, avvezza a portar l'armi della violenza e del tradimento.
(Capitolo 23)
╚ un saggio, - disse Federigo, - che Dio vi dÓ per cattivarvi al suo servizio, per animarvi ad entrar risolutamente nella nuova vita in cui avrete tanto da disfare, tanto da riparare, tanto da piangere! - Me sventurato! - esclam˛ il signore, - quante, quante...
(Capitolo 23)
Federigo si mise in attenzione; e l'innominato raccont˛ brevemente, ma con parole d'esecrazione anche pi˙ forti di quelle che abbiamo adoprato noi, la prepotenza fatta a Lucia, i terrori, i patimenti della poverina, e come aveva implorato, e la smania che quell'implorare aveva messa addosso a lui, e come essa era ancor nel castello...
(Capitolo 23)
- Ah, non perdiam tempo! - esclam˛ Federigo, ansante di pietÓ e di sollecitudine.
(Capitolo 23)
- Fatelo venir subito, - disse Federigo, - e con lui il parroco qui della chiesa.
(Capitolo 23)
- Non hanno sbagliato, - rispose Federigo: - ho una buona nuova da darvi, e un consolante, un soavissimo incarico.
(Capitolo 23)
- GiacchÚ, - riprese Federigo, - quella povera giovine non potrÓ esser cosÝ presto restituita a casa sua, le sarÓ una gran consolazione di veder subito la madre: quindi, se il signor curato di qui non torna prima ch'io vada in chiesa, fatemi voi il piacere di dirgli che trovi un baroccio o una cavalcatura; e spedisca un uomo di giudizio a cercar quella donna, per condurla qui.
(Capitolo 23)
Federigo gli prese la mano, gliela strinse, e disse: - favorirete dunque di restare a desinare con noi.
(Capitolo 23)
Si videro que' due volti sui quali era dipinta una commozione diversa, ma ugualmente profonda; una tenerezza riconoscente, un'umile gioia nell'aspetto venerabile di Federigo; in quello dell'innominato, una confusione temperata di conforto, un nuovo pudore, una compunzione, dalla quale per˛ traspariva tuttavia il vigore di quella selvaggia e risentita natura.
(Capitolo 23)
L'animo, ancor tutto inebriato dalle soavi parole di Federigo, e come rifatto e ringiovanito nella nuova vita, s'elevava a quell'idee di misericordia, di perdono e d'amore; poi ricadeva sotto il peso del terribile passato.
(Capitolo 23)
E dopo avere ottenuta la grazia, pentirsi della promessa, le parve un'ingratitudine sacrilega, una perfidia verso Dio e la Madonna; le parve che una tale infedeltÓ le attirerebbe nuove e pi˙ terribili sventure, in mezzo alle quali non potrebbe pi˙ sperare neppur nella preghiera; e s'affrett˛ di rinnegare quel pentimento momentaneo.
(Capitolo 24)
- Desidero d'andar io a trovarli, - aveva replicato Federigo.
(Capitolo 24)
Il curato badava a dire: - via, indietro, ritiratevi; ma! ma! - Federigo gli diceva: - lasciateli fare, - e andava avanti, ora alzando la mano a benedir la gente, ora abbassandola ad accarezzare i ragazzi che gli venivan tra' piedi.
(Capitolo 24)
Ma il tono di quella voce, l'aspetto, il contegno, e soprattutto le parole di Federigo l'ebbero subito rianimate.
(Capitolo 24)
- Bisognerebbe che tutti i preti fossero come vossignoria, che tenessero un po' dalla parte de' poveri, e non aiutassero a metterli in imbroglio, per cavarsene loro, - disse Agnese, animata dal contegno cosÝ famigliare e amorevole di Federigo, e stizzita dal pensare che il signor don Abbondio, dopo aver sempre sacrificati gli altri, pretendesse poi anche d'impedir loro un piccolo sfogo, un lamento con chi era al di sopra di lui, quando, per un caso raro, n'era venuta l'occasione.
(Capitolo 24)
- Che male avete potuto far voi, povera giovine? - disse Federigo.
(Capitolo 24)
- Prendete dalla sua mano i patimenti che avete sofferti, e state di buon animo, - disse Federigo: - perchÚ, chi avrÓ ragione di rallegrarsi e di sperare, se non chi ha patito, e pensa ad accusar se medesimo?
(Capitolo 24)
- Ebbene, - disse Federigo: - prendo io sopra di me tutti que' debiti; e voi mi farete il piacere d'aver da lui la nota delle partite, e di saldarle.
(Capitolo 24)
L'ordine, la specie di governo stabilito lÓ dentro da lui in tant'anni, con tante cure, con un tanto singolare accoppiamento d'audacia e di perseveranza, ora l'aveva lui medesimo messo in forse, con poche parole; la dipendenza illimitata di que' suoi, quel loro esser disposti a tutto, quella fedeltÓ da masnadieri, sulla quale era avvezzo da tanto tempo a riposare, l'aveva ora smossa lui medesimo; i suoi mezzi, gli aveva fatti diventare un monte d'imbrogli, s'era messa la confusione e l'incertezza in casa; eppure aveva sonno.
(Capitolo 24)
CosÝ termin˛ quella giornata, tanto celebre ancora quando scriveva il nostro anonimo; e ora, se non era lui, non se ne saprebbe nulla, almeno de' particolari; giacchÚ il Ripamonti e il Rivola, citati di sopra, non dicono se non che quel sÝ segnalato tiranno, dopo un abboccamento con Federigo, mut˛ mirabilmente vita, e per sempre.
(Capitolo 24)
E non sapeva, il pover'uomo, che Federigo non era entrato in quell'argomento, appunto perchÚ intendeva di parlargliene a lungo, in tempo pi˙ libero; e, prima di dargli ci˛ che gli era dovuto, voleva sentire anche le sue ragioni.
(Capitolo 25)
- Bene, - disse Federigo, letto che ebbe, e ricavato il sugo del senso da' fiori di don Ferrante.
(Capitolo 25)
- E quando vi siete presentato alla Chiesa, - disse, con accento ancor pi˙ grave, Federigo, - per addossarvi codesto ministero, v'ha essa fatto sicurtÓ della vita? V'ha detto che i doveri annessi al ministero fossero liberi da ogni ostacolo, immuni da ogni pericolo? O v'ha detto forse che dove cominciasse il pericolo, ivi cesserebbe il dovere? O non v'ha espressamente detto il contrario? Non v'ha avvertito che vi mandava come un agnello tra i lupi? Non sapevate voi che c'eran de' violenti, a cui potrebbe dispiacere ci˛ che a voi sarebbe comandato? Quello da Cui abbiam la dottrina e l'esempio, ad imitazione di Cui ci lasciam nominare e ci nominiamo pastori, venendo in terra a esercitarne l'ufizio, mise forse per condizione d'aver salva la vita? E per salvarla, per conservarla, dico, qualche giorno di pi˙ sulla terra, a spese della caritÓ e del dovere, c'era bisogno dell'unzione santa, dell'imposizion delle mani, della grazia del sacerdozio? Basta il mondo a dar questa virt˙, a insegnar questa dottrina.
(Capitolo 25)
- Pur troppo! - disse Federigo, - tale Ŕ la misera e terribile nostra condizione.
(Capitolo 26)
- Io non vi chiedevo una lode, che mi fa tremare, - disse Federigo, - perchÚ Dio conosce i miei mancamenti, e quello che ne conosco anch'io, basta a confondermi.
(Capitolo 26)
- Ah sÝ, figliuolo, sÝ! - esclam˛ Federigo; e con una dignitÓ piena d'affetto, concluse: - lo sa il cielo se avrei desiderato di tener con voi tutt'altri discorsi.
(Capitolo 26)
E che, per lo stesso motivo, non farÓ menzione d'altre cose notabili, dette da Federigo in tutto il corso della visita, nÚ delle sue liberalitÓ, nÚ delle discordie sedate, degli odi antichi tra persone, famiglie, terre intere, spenti o (cosa ch'era pur troppo pi˙ frequente) sopiti, nÚ di qualche bravaccio o tirannello ammansato, o per tutta la vita, o per qualche tempo; cose tutte delle quali ce n'era sempre pi˙ o meno, in ogni luogo della diocesi dove quell'uomo eccellente facesse qualche soggiorno.
(Capitolo 26)
E non era la sola che facesse invano una tal ricerca: il cardinal Federigo, che non aveva detto per cerimonia alle povere donne, di voler prendere informazioni del povero giovine, aveva infatti scritto subito per averne.
(Capitolo 26)
C'erano finalmente speranze incerte, e lontane, disegni lanciati nell'avvenire, e intanto promesse e preghiere di mantener la fede data, di non perder la pazienza nÚ il coraggio, d'aspettar migliori circostanze.
(Capitolo 27)
In qualche luogo appariva un soccorso ordinato con pi˙ lontana previdenza, mosso da una mano ricca di mezzi, e avvezza a beneficare in grande; ed era la mano del buon Federigo.
(Capitolo 28)
Non c'Ŕ bisogno di dire che Federigo non ristringeva le sue cure a questa estremitÓ di patimenti, nÚ l'aveva aspettata per commoversi.
(Capitolo 28)
Ma questi effetti di caritÓ, che possiamo certamente chiamar grandiosi, quando si consideri che venivano da un sol uomo e dai soli suoi mezzi (giacchÚ Federigo ricusava, per sistema, di farsi dispensatore delle liberalitÓ altrui); questi, insieme con le liberalitÓ d'altre mani private, se non cosÝ feconde, pur numerose; insieme con le sovvenzioni che il Consiglio de' decurioni aveva decretate, dando al tribunal di provvisione l'incombenza di distribuirle; erano ancor poca cosa in paragone del bisogno.
(Capitolo 28)
Il buon Federigo gli accomiat˛ con un ultimo sforzo, e con un nuovo ritrovato di caritÓ: a ogni contadino che si presentasse all'arcivescovado, fece dare un giulio, e una falce da mietere.
(Capitolo 28)
Perpetua richiuse, pi˙ per non trascurare una formalitÓ, che per fede che avesse in quella toppa e in que' battenti, e mise la chiave in tasca.
(Capitolo 29)
Probabilmente anche la parte che il cardinal Federigo aveva avuta nella conversione, e il suo nome associato a quello del convertito, servivano a questo come d'uno scudo sacro.
(Capitolo 29)
Molt'odio, come trovo nel luogo, altrove citato, del Ripamonti, ne venne piuttosto al cardinal Federigo.
(Capitolo 29)
Trovo che il cardinal Federigo, appena si riseppero i primi casi di mal contagioso, prescrisse, con lettera pastorale a' parrochi, tra le altre cose, che ammonissero pi˙ e pi˙ volte i popoli dell'importanza e dell'obbligo stretto di rivelare ogni simile accidente, e di consegnar le robe infette o sospette (Vita di Federigo Borromeo, compilata da Francesco Rivola.
(Capitolo 31)
NÚ si disse soltanto allora: tutte le memorie de' contemporanei che parlano di quel fatto (alcune scritte molt'anni dopo), ne parlano con ugual sicurezza: e la storia sincera di esso, bisognerebbe indovinarla, se non si trovasse in una lettera del tribunale della sanitÓ al governatore, che si conserva nell'archivio detto di san Fedele; dalla quale l'abbiamo cavata, e della quale sono le parole che abbiam messe in corsivo.
(Capitolo 31)
La peste fu pi˙ creduta: ma del resto andava acquistandosi fede da sÚ, ogni giorno pi˙; e quella riunione medesima non dovÚ servir poco a propagarla.
(Capitolo 31)
Federigo resistette ancor qualche tempo, cerc˛ di convincerli; questo Ŕ quello che potÚ il senno d'un uomo, contro la forza de' tempi, e l'insistenza di molti.
(Capitolo 32)
Dietro la spoglia del morto pastore (dice il Ripamonti, da cui principalmente prendiamo questa descrizione), e vicino a lui, come di meriti e di sangue e di dignitÓ, cosÝ ora anche di persona, veniva l'arcivescovo Federigo.
(Capitolo 32)
Dove spicc˛ una pi˙ generale e pi˙ pronta e costante fedeltÓ ai doveri difficili della circostanza, fu negli ecclesiastici.
(Capitolo 32)
Federigo dava a tutti, com'era da aspettarsi da lui, incitamento ed esempio.
(Capitolo 32)
In Germania se ne fece una stampa: l'elettore arcivescovo di Magonza scrisse al cardinal Federigo, per domandargli cosa si dovesse credere de' fatti maravigliosi che si raccontavan di Milano; e n'ebbe in risposta ch'eran sogni.
(Capitolo 32)
Due illustri e benemeriti scrittori hanno affermato che il cardinal Federigo dubitasse del fatto dell'unzioni (Muratori; Del governo della peste, Modena, 1714, pag.
(Capitolo 32)
Una notte, verso la fine d'agosto, proprio nel colmo della peste, tornava don Rodrigo a casa sua, in Milano, accompagnato dal fedel Griso, l'uno de' tre o quattro che, di tutta la famiglia, gli eran rimasti vivi.
(Capitolo 33)
NÚ la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono pi˙ forte del sonno: della madre, chÚ, se anche la somiglianza de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento.
(Capitolo 34)
Dio, il quale certamente benedice questa tua perseveranza d'affetto, questa tua fedeltÓ in volere e in cercare colei ch'Egli t'aveva data; Dio, che Ŕ pi˙ rigoroso degli uomini, ma pi˙ indulgente, non vorrÓ guardare a quel che ci possa essere d'irregolare in codesto tuo modo di cercarla.
(Capitolo 35)
Il parlare che, in quel paese, s'era fatto di Lucia, molto tempo prima che la ci arrivasse; il saper che Renzo aveva avuto a patir tanto per lei, e sempre fermo, sempre fedele; forse qualche parola di qualche amico parziale per lui e per tutte le cose sue, avevan fatto nascere una certa curiositÓ di veder la giovine, e una certa aspettativa della sua bellezza.
(Capitolo 38)






I Promessi Sposi - Indice generale
Sinonimi

fede
Fede, coraggio;
fedel
fedele
fedelissimi
fedelmente
fedeltÓ
federigo
Federigo Borromeo, nato nel 1564, fu degli uomini rari in qualunque tempo, che abbiano impiegato
Federigo dava a tutti, com'era da aspettarsi da lui, incitamento ed esempio.
Federigo gli diceva:
Federigo gli prese la mano, gliela strinse, e disse:
Federigo resistette ancor qualche tempo, cerc˛ di convincerli;
Federigo si mise in attenzione;
Federigo, non che lasciarsi vincere da que' tentativi, riprese coloro che li facevano;
felci
felice
felicemente
felici
felicitÓ
fellonesco
femmine
fendeva
fenice
fenile



N.B.: Tutte le informazioni sono fornite su base "as is", senza alcuna garanzia riguardo alla loro esattezza.



galleria galline galoppo galopp˛ gamba
Un capitolo a caso

Le confessioni di un italiano - Analisi lessicale

Il Decamerone - Analisi lessicale



Home Cities of the world Wpr Photo Gallery Sinonimi Ricette Calendario anno 1989